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OPEN CLASSES (la danza per tutti)

La formazione del Selene Centro Studi DANZA ha come scopo principale quello di aiutare lo studente a comprendere le basi delle tecniche della danza contemporanea nella personale declinazione del centro; lo studio è caratterizzato dalla combinazione di tecnica e ricerca, concentrandosi sulla consapevolezza corporea, sullo sviluppo creativo e sulla riflessione teorica.

I cicli formativi sono rivolti e modulati per tutte le fasce di età. Incoraggiamo ed insegnano ad ogni studente ad elaborare dei pensieri personali sulla propria danza, stimoliamo la ricerca e la comunicazione del percorso intrapreso e dei risultati raggiunti per sè e per la comunità, sviluppando una mente aperta e un atteggiamento di cura e attenzione.

Le OPEN CLASSES sono una modalità di studio della danza molto semplice,  alle quali tutti possono accedervi, si possono contrarre abbonamenti annuali o quadrimestrali per duo o tre lezioni alla settimana, oppure acquistare i carnet di lezioni in modo da frequentare con estrema libertà. 

La danza  contemporanea è un linguaggio del corpo e uno studio del movimento che interpreta l’essere umano come veicolo d’unità e alterità dal reale. Lo studio della danza contemporanea nel nostro centro unisce tecnica e improvvisazione con sapienza all’interno di ogni classe, propone uno studio pratico, teorico e pedagogico alimentandoli a vicenda. La danza dona un corpo forte, sensibile ed espressivo…ad ogni età e con ogni livello d’interesse si può intraprendere lo studio della danza contemporanea….se non ci credi vieni a provare.

Nessun pre-requisito sono curiosità e un pò di tempo.

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La danza, arte del silenzio, dona energia e consapevolezza a chiunque la pratica, usa il movimento come linguaggio poetico, ma il suo grande compito è quello di riportare la corporeità al centro della nostra vita. La danza costituisce così la naturale risposta ai bisogni interiore dell’uomo, necessari per una crescita globale ed armonica.

  • La danza contemporanea ha come tradizione ed eredità quella di spogliare la danza da orpelli, virtuosismi e ridare voce alla nostra interiorità, amore per il movimento, piacere e felicità nel comprendere la nostra vera natura fisica e psichica.
  • La danza contemporanea che proponiamo nella nostra scuola è una danza che educhi all’emotività, che aiuti nella costruzione di un corpo forte, sensibile e disponibile alla vita.

Il corpo del danzatore descrive un mondo che è al di là di tutti i codici, perchè nella danza l’unico segno è quello che il corpo disegna tra la terra e il cielo.  Scivolando l’uno sull’altro, nella danza, i movimenti del corpo non si lasciano individuare, per la rapidità dei suo agire, la danza cancella di colpo le figure appena costruite, in una continua creazione, distruzione e creazione.

La danza contemporanea perchè ?

Prima domanda alla quale bisogna rispondere con chiarezza all’inizio del percorso insieme. La danza contemporanea si pone oggi come una delle possibili discipline corporee che considera l’uomo nella sua interezza; corpo mente e spirito. E’ noto e ormai largamente condiviso che ogni esercizio fisico migliora il nostro vivere, la salute psicofisica dell’individuo, quindi è necessario scendere un pò più nel ragionamento per comprendere le qualità che rendono, a nostro avviso, la danza contemporanea uno strumento indispensabile per la crescita dell’individuo, per la creazione del sé, per la formazione della propria personalità e  capace di  accompagnare e sostenere l’individuo in tutte le fasi della propria vita.

La danza come linguaggio non verbale e come necessità sociale legata all’idea del sacro, nasce con il nascere dell’uomo. Facile incontrare la danza, nelle società primitive, come modalità d’incontro con il sacro, con le forze della natura, con i momenti razionalmente inspiegabili della vita dell’essere umano; la nascita, la morte, gli eventi naturali, l’odio, l’amore, l’alterità etcc… Fu il Cristianesimo a separare il sacro dalla danza e a irrigidire il corpo in uno spazio controllato e chiuso, censurato.

Con il Rinascimento e la nascita della scienza moderna, il corpo viene riscattato dall’inferno in cui era stato relegato dalla religione dell’anima e disposto sulla tavola anatomica, pronto per essere oggetto delle descrizione del sapere medico. Alle categorie religiose bene/male, anima/corpo, sacro/profano, subentrano quelle mediche, che consentono di recuperare la danza come “benefico movimento”.

Il rinascimento del corpo non porta un grande beneficio alla danza, se non quello di permettere la creazione di una danza codificata, la Danza Classica o di corte, che può essere accolta anche in ambito religioso purché, nell’esprimersi, i corpi evitino i contatti; nasce così un danza che tratta temi favolistici, fate, principesse, cignetti che elabora una visione eterea e non realistica del movimento e del corpo umano, soprattutto quello femminile (infatti dobbiamo aspettare oltre 100 anni dalla nascita della danza di corte  prima di vedere donne interpretare i ruoli femminili, prima interpretati da uomini).

Questa concezione del corpo e del movimento nonostante nasca in tempi ormai molto lontani da noi sembra non differire molto da quello che succede ai giovani d’oggi nelle nostre discoteche e nelle immagini proposte dai mass-media,  sempre avvolti in danze solitaria. L’eccesso d’energia sprigionata dai corpi, il tentativo di compensare con i gesti l’incapacità del linguaggio, il ritmo meccanico che affoga l’espressività gestuale in una cadenza frenetica, le luci stroboscopiche che spezzando la continuità del movimento ne inchiodano le forme, sono la parodia della danza, dove ciò che drammaticamente trapela è l’incapacità di riportare il corpo al centro della propria esperienza.

Ritorniamo al passato; nel ‘900 grazie a un nuovo cammino filosofico, estetico, artistico, sociale e culturale, grazie all’influsso delle culture orientale, agli importanti avvenimenti storici come le grandi guerre, ad una accelerazione nel passaggio di notizie informazioni e conoscenze, è nata come reazione al passato e nello specifico alla danza classica e alla concezione del corpo come oggetto, la danza moderna che per semplicità chiameremo da qui in avanti danza contemporanea.

Una vera rivoluzione del corpo e del concetto estetico e sociale della danza; basta ballerine svolazzanti sulle punte che cercano così di “elevarsi”, ma una danza concreta a piedi nudi che parte dalla terra e che considera il movimento e la danza come un linguaggio attuale, capace di parlare dei problemi sociali e politici, capace per il simbolismo e la fugacità  del suo linguaggio di essere l’interprete del sacro che è in noi.

La danza contemporanea accompagna come una solida alleata tutto il novecento seguendo successi, sconfitte, rivolte e recessioni.

E allora cosa rimane in questo nuovo millennio?

Rimane una danza strutturata, tecnicamente capace di curare ed allenare un corpo in modo fisiologico e consapevole, che unisce tecnica e creatività, struttura e improvvisazione, che si pone come obiettivo quello di creare una comunicazione metcinetica ed emotiva.

La danza contemporanea che proponiamo nella nostra scuola è una danza che educhi all’emotività, che aiuti nella costruzione di un corpo forte, sensibile e disponibile alla vita, una danza che possa accompagnare l’uomo nel passaggio della vita, che lo rende più attento a ciò che gli accade dentro e fuori la sua pelle, tutto questo con gioia, piacere e passione.

E dall’altra parte una società che tende a rimuovere ciò che non comprende, ciò che non si può sistemare con intelletto e ragione, una società malata di emotività, ma di questo lasciamo parlare chi più ne sa e per questo vi consiglio gli ultimi saggi di U. Galimberti.

La danza contemporanea, con la semplicità del suo gesto, dissolve l’abitudine con cui la ragione procede opponendo le sue categorie: il vero al falso, il bene al male, il positivo al negativo, l’alto al basso, per riallacciarsi quell’ordine simbolico da cui proveniamo.

Nella danza il corpo abbandona i gesti abituali che utilizza nel mondo, per produrre in sequenze gesti e movimenti senza intenzionalità e senza destinazione che, nel loro ritmo e nel loro movimento, producono uno spazio e un tempo assolutamente nuovi.

Perdendo l’aderenza alle cose del mondo, nella danza ogni gesto si arricchisce di molti significati, ed è proprio con questo insieme di significati che il corpo può riciclare simboli, può confonderli o addirittura abolirli.

Il corpo del danzatore descrive un mondo che è al di là di tutti i codici, perchè nella danza l’unico segno è quello che il corpo disegna tra la terra e il cielo.

Scivolando l’uno sull’altro, nella danza, i movimenti del corpo non si lasciano individuare, per la rapidità dei suo agire, la danza cancella di colpo le figure appena costruite, in una continua creazione, distruzione e creazione.

Concludo con un frammento gnostico “Chi non danza non sa cosa succede”.

Roberta Zerbini

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